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Eluana

di maxcar75 (08/02/2009 - 18:04)

Partiamo da una domanda… come quasi sempre facciamo…

 

Cos’è la vita? Cosa intendiamo noi per vita?

 

Per “noi” voglio dire noi che oltre alle funzioni organiche di base quali mangiare, dormire ed espletare bisogni fisiologici, possiamo permetterci il lusso, inteso come quello vero e non quello materiale (leggi Euro…), di andare in giro, di vedere posti cose e persone, di sentire l’odore di un fiore piuttosto che quello di una pizza, di assaporare sulle labbra un morbido bacio o sentire il calore del sole sul corpo nudo…

 

Di sentire dentro emozioni che sfumano dalla gioia alla tristezza alla rabbia all’amore. Provare curiosità per un argomento e colmarla potendo aprire un’enciclopedia o internet o, meglio ancora, toccando con mano e guardando con i propri occhi…

 

Potremmo andare avanti all’infinito… Il sorriso o la prima parola di un figlio, l’entusiasmo quando di organizza una vacanza, la magia intrinseca in un innamoramento, la profondità che si raggiunge quando si fa l’amore, la soddisfazione che ti da ricevere uno stipendio meritato…

 

E anche le sconfitte…  perché no… fanno parte del pacchetto anche loro… Un amico che ti tradisce, un lecchino ruffiano al lavoro (tutti ne abbiamo avuto uno…), le difficoltà a scuola, una relazione apparentemente ben fondata andata giù come il Titanic, difficoltà economiche, la morte inevitabile di qualche caro… Anche per le sconfitte potremmo andare avanti all’infinito…

 

Ecco… L’infinito… L’infinito è un buon punto di partenza… E’ talmente vasto  che preso così forse non rende e non dice molto… infinito… vabbè… Come dire “tutto”… fai in fretta ed è poco impegnativo…

 

E se lo analizzassimo come ho solo in minima parte accennato sopra? Emozioni, esperienze, cadute, vittorie, sogni e speranze?

 

Sentire, sapere, parlare,  conoscere, andare, tornare o guardare?

 

Troppo grande… non ne usciremmo…

 

Eppure già da così poche parole si capisce la complessità che compone il tutto  di cui sopra… davvero da poche, pochissime parole…

 

Questa vicenda fa discutere molto, mi fa pensare molto, credo sia la linea di confine tra scienza e religione, tra chi interpreta un tabulato colmo di dati e chi legge “vita” in ogni parola scritta in un vangelo…

 

In entrambi i casi massimo rispetto per la propria opinione…

 

Come sempre…

 

Il nostro presidente del consiglio, meglio conosciuto come Silvio, ha detto “se si trattasse di mia figlia non lo farei”…

 

Presidente… mi consenta… tranne il papà di Eluana nessuno può capire cosa si prova dopo diciassette anni vissuti accanto ad una figlia in coma vegetativo… Cribbio… Si fa presto a dire la propria quando i tuoi di figli sono giovani e sani e potenti e possono permettersi il mondo…

 

Dai su… che quando vuoi sai anche essere simpatico…

 

A questo proposito mi chiedo che significato abbia la parola vita anche per questo padre… perché tutti parlano della figlia ma in pochi di lui…

 

Cos’ha patito quest’uomo, cos’ha dovuto accettare suo malgrado di mandare giù, dove ha trovato la forza di andare avanti nonostante tutto…

 

Nei miracoli in pochi ci credono e in tanti ci speriamo ma scienza e scienziati proprio fessi non sono e se dopo tutti questi anni continuano a ribadire che la situazione non potrà evolvere non è forse meglio dare una speranza di vita almeno a questo padre?

 

Tutti vorremmo che ora, sentendo (se può sentire qualcosa…) magari lo stimolo della fame lei si svegliasse… basterebbe anche solo un piccolo cambiamento per fare grande una speranza.

 

Nessuno di tutti quelli che parlano di questa vicenda è un assassino, qui si vedono solo facce diverse di un’umanità che ci lega indissolubilmente ci unisce tutti e che a tutti, sotto sotto, fa pensare “al suo posto ci potrei essere io…”.

 

Ma sai… quando queste storie le senti solo al telegiornale credi che certi episodi nella vita possano accadere solo agl’altri… sono gl’altri a riempire la mezz’ora del tg… tu che centri? Tu stai preparando cena a quell’ora o ti stai mettendo in ghingheri per uscire… A te un incidente non potrà mai capitare e non potrai mai finire in un letto per almeno diciassette anni…

 

E se tutti usassimo questa storia per riflettere, per tentare di capire, per porgerci delle domande su cosa, per noi che l’abbiamo a tutti gli effetti, significa la parola vita?

 

Troppo gravoso? Forse… Di sicuro fa paura. Scoprirsi, guardarsi dentro, percorrere i sentieri dismessi che a volte nascondiamo giù nel nostro profondo è rischioso, è rischioso anche prendere una posizione in merito e spiegarne i motivi… E’ come una partita a poker… non bisogna scoprire le carte…

 

Se la vita è composta da tante sfaccettature non è meglio preservare chi queste sfaccettature può distinguerle?

 

Il diritto alla vita è sacro santo… ma si può parlare di vita nel caso di Eluana? Se lei potesse dircelo, se una ragazza che è rimasta ai diciassette anni potesse raccontarci a cosa sta rinunciando… Cosa sceglierebbe? Restare imprigionata immobile in un corpo con tubi  e tubicini che entrano ed escono al limite della dignità umana o sentirsi libera, sentire la sua anima finalmente di nuovo capace di librarsi nello spazio?

 

E ancora… siamo sicuri che non direbbe anche “papà grazie… ora sei libero anche tu”?

 

Prego nel destino affinchè non mi trovi mai in una situazione analoga e prego per Eluana perché torni libera… Prego… ma non in un dio che imprigiona quelli che definisce figli ma che sono solo, alla fine, adepti comandati da invisibili fili… Se fosse veramente un padre non farebbe questo a sua figlia…

 

Chiedetelo al papà di Eluana…

 

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