Stupida poesia
Indeciso se baciarti ancora
o restare a guardarti,
qui, a cercare parole per descriverti,
ma le parole sono troppo piccole
e scrivo una stupida poesia che
vorrebbe parlare di te…
Cerco di capire perché,
perché tu stia con me,
tu che sei…
tu che hai…
ma non lo so spiegare…
Stringimi le mani
mentre si stringono i pensieri
quando assaggio
il tuo sapore
e un altro sole scivola veloce verso il blu…
Parlare, giocare, ridere e gridare
e ancora domani come se fosse ieri,
un vento che incendia peccati
che non vedono alba…
Alta marea con te,
perché non ne posso fare a meno
e non esageri quando dici
che mi dai tutto,
che con te ho tutto
e dappertutto io con te sarò…
Non sparirò e saprai ogni cosa,
anche quello che prima di te
era impossibile per me…
Tutto quello a cui non posso rinunciare…
In tutti i miei giorni,
su ogni strada,
hai sempre una nuova emozione
da regalarmi sulla pelle quando mi vieni incontro…
E ti sono sempre più vicino, dentro,
e non possono fermarmi,
inopinabile destino, ed io, che ora sono uomo,
non smetterò di cercare giorni sempre più veri…
Pagine bianche e macchie scure,
nullità al tuo cospetto,
folate di parole che come zingare
volano sovrapponendosi a colore su colore…
Io parlo…parlo… e tu giochi…
Scatti foto… sorridi maliziosa con quelle labbra rosse…
E mi guardi da dietro quel ciuffo di capelli
con quell’aria di sfida già vinta
perché sai che non posso resisterti…
e mai lo vorrei…
Ubriacami…drogami…
con la tua voce e col tuo profumo…
non ci sono più,
non sto più a terra…
Pensa tu a noi…
Ora volo…
A che serve parlarti di me,
lati che ancora non ho vissuto
o che peggio ho rimosso,
discorsi freddi come la neve
che ricopre i lati oscuri…
Non serve parlarti di quello
che non sono stato mai…
Senza bugie che bruciano
come sale sulle ferite…
Ancora il tuo seno,
la mia mano e la tua pelle,
sapere che non sono il primo
ad accarezzarti ma capire
che sono il primo a farlo così…
Bando ai “ti amo” e ai “per sempre”,
ti voglio qui,
ora e subito,
tatuata sulla pelle
e nell’anima…Legata indissolubilmente a me…
Con la tua fantasia un po’ perversa,
passo dopo passo,
con il tuo sorriso che il mio non fa più andar via…
E ancora a chiedermi cosa ci fai qui con me…
E se senza rendermene conto ti facessi del male?
Ridi di me…
Prendimi in giro… Brava…
Ci morirei in un abbraccio come questo…
Non scioglierlo mai…
Mai…
Neanche quando leggerai questa stupida poesia
che vorrebbe parlare di te…
Liberi Liberi
La cultura è potere. Ma non necessariamente la cultura è sinonimo di dottrina.
La quantità e la qualità di nozioni che un essere umano può assimilare è solo questione di tempo e metodo. Anche il più zuccone può laurearsi e combinare qualcosa di buono. Magari col triplo del tempo e spendendo migliaia di euro in tutors ma qualcosa, alla fine, la combina.
La vera cultura però, secondo me, un ignorante, nel senso del participio presente del verbo ignorare, è l’elasticità mentale di accettare quanto ancora non si conosce piuttosto che sbandierare fieramente solo quel poco che si è imparato.
Sapere che viviamo nella “disconoscenza” e accettarne gli sconfinati limiti… questa è cultura.
Innamorarsi delle diversità e capire carpendone i segreti che è questa varietà che ci ha portato ad essere chi o cosa siamo oggi.
Nel bene e nel male.
Nel bene.
Nel male.
Cultura è camminare per la strada e osservare: rabbonire l’espressione del viso quando passando accanto ad un anziano vediamo che si scosta spaventato, smetterla di fare i moralisti con gli altri quando se guardiamo dentro di noi sappiamo che le stesse frasi e gli stessi errori li commettiamo anche noi e così via… Si potrebbe andare avanti ad libitum…
Accettare la società, con tutti i suoi limiti e problemi, cercando in ognuno di noi di metterla a posto, un mattoncino alla volta, come dei bravi mastri che con minuziosa pazienza restaurano una splendida opera d’arte.
Passo dopo passo. Ognuno nel proprio mondo, nella sua piccola fetta di società.
Essere lieti per se stessi di ignorare quanto di più assoluto si possa pensare esista e usare fino all’ultima goccia, senza esitazione, quasi con violenza quest’alibi per sfamare quello che dovrebbe essere un normale bisogno fisiologico dell’uomo. E non sempre è così.
Cibarsi di vita e libri con la stessa voracità, osservare tutto e tutti con lo spirito di chi se non si disseta nel deserto muore.
La cultura è saper ridere di tutto, di se stessi innanzi tutto e poi di tutto il resto, dalla religione alla politica, da chi scatena guerre senza neanche aver fatto il militare ai lavori che non finiscono mai sulle autostrade.
Ironia è intelligenza, quindi cultura. Certo è che non si può ridere di qualcosa se non se ne conosce l’aspetto serio per non far la figura degli stupidi. E’ tutto una catena… intelligenza…ironia…rispetto…libertà…serietà… e tutto porta con un crescente crepitio al cospetto di sua maestà cultura.
La vera chiave del potere. Non di quel potere che muove masse economiche, proclama leggi, dichiara guerre e così via… quello è un potere posticcio e in ogni caso temporale. Il potere vero è quello di sentirsi ogni giorno un po’ più uomini, un po’ meno piccoli.
Sempre più liberi.
Compito a casa per tutti: andate a cercare sul vocabolario (quel librone pesante con tante pagine e tutte quelle strane parole dentro che lasciate a prendere polvere su una libreria…) il termine “cultura” e poi meditateci sopra…
Buona vita
Contro
Una vittima è colui o colei che vive o per meglio dire sopravvive piangendosi addoso senza avere in se stessa la minima fiducia, senza dignità. Un personaggio che non avendo il dono di un'integrità morale e di un briciolo di amor proprio pensa che il mondo sia tutto brutto e cattivo e che chi lo popola sia nato per sottomettere quest'anima indifesa...
Io me la prendo solo con me stesso, con gli altri mi incazzo e basta, senza lasciare strascichi che tanto ho imparato sono essere inutili. Ma essere "autentici" vuol dire questo: riconoscere i propri limiti, le proprie debolezze e non avere paura di esternarle, di metterle in discussione e di fare, quando lo si crede giusto, lo stesso con chi ti sta accanto.
Me ne sbatto degli ipocriti, il buonismo porta verso la povertà e la schiavitù dell'ignoranza, della chiusura mentale.
Ho già vissuto quelle vite che voi ancora sognate, ho avuto tutto e tutto ho perso, ho fatto il grande e ho pianto come un bambino, sono sempre stato in bilico ma ho sempre VISSUTO, non mi sono mai nascosto dietro a cravatte, parolone o altre nebbie che servono a mascherare la miseria.
Me ne frego degli stereotipi, io voglio essere IO e a chi non sta bene consiglio di allontanarsi perchè a me le controfigure non piacciono. Non sono nessuno eppure sono IO e ne sono fiero.
E allora basta con i vestiti tutti uguali, i soldi nel portafogli firmato, il taglio di capelli in serie... Voglio i giochi, la fantasia e la libertà, voglio ideali, sogni, rispetto e lealtà. Non una targa e un codice a barre che mi standardizza.
Una sommossa dentro, ecco cosa vivere. Non un film
Essere tolleranti con chi ne ha bisogno davvero e non con chi si approfitta della tolleranza che gli concedi. Niente tribù o clan o sette... Solo persone vere, vere dentro, senza sbarre all'ingresso del cuore, senza idealizzazioni di un tipo di vita anti-rock.
Solo persone contro
Buona vita
Mea culpa? Boh...
Uno sfogo di rabbia in un momento difficile non è altro che un modo per superare uno o più problemi esorcizzandolo e cercando di non fargli lasciare traccia. L'unico sistema per non vivere tra rancori e rimpianti è quello di affrontare e superare gli ostacoli a viso aperto...e se per guardare avanti, come tutti dovremmo fare, cogliendo in prevalenza le cose belle che le persone ci e mi danno basta a volte scrivere due righe esternando in un tempo fine a se stesso un momento di rabbia...beh... sarebbe meglio che tutti scrivessero qualcosa. Ci sarebbero meno mezze frasi e discorsi non detti, le ipocrisie lascerebbero il campo a sincerità che anche se a volte fanno male, sono indispensabili per crescere. Non voglio fare del male a nessuno...e se l'ho involontariamente fatto è perchè il mio affetto è stato frainteso e un umano sfogo non è stato letto tra le righe...
Siamo alle solite... parlare fa male... E questa lezione non la imparerò mai...
Ma è poi così un dramma?
Forse sì... ma è una lunga storia...
Buona vita







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